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giovedì, 28 giugno 2007

Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma

Alors,
stamattina alle 9,
intanto, mi dico, vedrai che un'edizioncina così nella mia libreria dove trovo un libro su tre manco a chiederla mi conviene, lascio perdere da subito che è meglio. Ma alla fine il fatto che avessi su gli occhiali neri e pensassi ad altro (la regola aurea della mia vita: se voglio che qualcosa avvenga, mai pensarla intensamente) e che soprattutto mi trovassi attrezzatissima come mai sono (post-it in mano a forma di fiore con a matita il titolo del libro, compreso di casa editrice, numero isbn, l'autore no, quello no!, ... ma che diamine di titolo, lunghissimo che mi è toccato fare giro giro intorno al bordo del fiore per farglielo stare tutto quel titolo), mi ha risolta verso l'azione e a Paolo gliel'ho chiesto il libro. Ma, guarda, ordinalo pure subito, che tanto non ce l'hai mica, figuriamoci un libro così. Invece mi fa "Oh, fra un po' ricomincia a piovere!", io che gli credo e gli rispondo, ma no, oggi no, che è bello (in realtà ora promette pioggia sul serio): invece parlava del caso anomalo di avere disponibile nel computer il titolo che gli avevo chiesto. Oddio, sono impreparata!
Vado nel mio posto di lavoro (ufficio d'angolo) e invece di studiar francese come dovrei (uno dice: vai al lavoro per studiare francese e fare quel che vuoi, ma io rispondo che, come dire, il mio attuale impegno è ... di rappresentanza, basta che la mia persona sia lì e ponga firme di tanto in tanto ...), mi ci butto nel librettino azzurro col tunnel sulla copertina, leggo leggo e rileggo (nel senso che perdo il filo più volte, torno indietro e riparto, chissà che il tunnel non serva proprio a questo, un piccolo aiuto psicologico a farsi dirigere verso la fine, senza extra-vaganti dis-persioni).
Ora di pranzo e sono a casa sempre col libretto azzurro, un po' in terrazzo (piedi su, appoggiati sulla poltroncina di fronte) un po' sdraiata sul mio divano (piedi sempre su, il sangue arriva meglio alla testa, così ragiono e comprendo meglio). In attesa di preparare gli spaghetti con l'olio e la ricotta salata da grattugiarci sopra, poi mentre l'acqua bolle, (non mentre mangio), poi mentre aspetto il borbottio della caffettiera, poi mentre sorseggio dalla tazzina gialla e azzurra sbreccata, ebbene io leggo le 91 pagine fitte fitte di Davide Malesi. E non penso (quasi) ad altro.
Risultato? Perché a questo punto uno s'aspetta un rendiconto e, nel caso specifico, almeno almeno una recensioncina, come quelle sapienti e professionali che l'autore del suddetto libretto ama fare a casa sua... E invece no che io non sono lui e ora non mi metto a fare la persona seria come mi tocca fare per nove mesi all'anno. Dico la mia e basta.
Intanto dico subito che quell'incipit (quelle prime 5-6 pagine) è letteralmente bugiardo: induce a immaginarti un libro che non è lontanamente parente di quelle prime 5-6 pagine. Questo, come inizio. E poi, basta, appena entri ad incepparti nella testa di Lapo, basta, sei preso e finito, agganciato e risucchiato nel magma.
E in quella testa che mica pensa pensieri pensierosi ci rimani dentro impastoiato fino alla fine e vieni a sapere che il tunnel della copertina è proprio quella testa lì che non ti molla e ti conduce dove vuole. Ti porta a chiederti che cosa sia l'amicizia, come siano fatti i corridoi della stazione della metropolitana di Piazza Vittorio, che cosa abbiano di seducente i seni flaccidi, chi sia in realtà Ester, che cosa c'entri in tutto questo quel poveretto di Mario Balafré, ecc. ecc. Ma alla fine una questione che era sottesa, un problema che serpeggiava inquieto tra le righe, spalancato all'inizio in un funerale, trova spiegazione nelle ultime pagine e ti sembra di essere Ulisse che ha ritrovato Itaca. Gongoli come il nanetto di Biancaneve.
La cosa più bella, per me?
Una paginetta su un modellino di sommergibile da costruire e su una colla a presa rapida che come in tutte le buone famiglie non si trova mai in casa al momento giusto. Secondo me è lì l'architrave della testa di Lapo (ce l'avrà un'architrave la testa di Lapo?). Ma non la svelo. L'autore ne avrebbe a male, vero?
Fine. Son contenta e ora ne ho scritto. Bel libro.
Consiglio.


A Davide: a me piace moltissimo Thomas Bernhard, a me piace moltissimo Paolo Nori. Giuro che vederli mescolati dentro la tua scrittura è un'esperienza formidabile.
Domanda per lui: Ester è bionda con lo chignon e usa "Paris"?


(Davide L. Malesi, Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma, Rgb Scrittomisto 2007)
postato da: Volphoebe alle ore 15:48 | link | commenti (5)
categorie: libri, diario

Commenti
#1   29 Giugno 2007 - 08:07
 
"recensioncina" credo che sia una delle parole più difficili da pronunciare al mondo! :)
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#2   29 Giugno 2007 - 08:59
 
eh eh
un suono da vecchietti senza dentiera
eh eh
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#3   29 Giugno 2007 - 12:27
 
No, Ester è molto scura di capelli, con qualche filo grigio qua e là, che si guarda bene dal tingere :)
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#4   29 Giugno 2007 - 12:29
 
:-)
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#5   30 Luglio 2007 - 20:24
 
http://licen

[..] Mi sa che mi ci dovrò abituare: voglio dire, all'ennesima lusinghiera "recensione spontanea" di Voi, nel frattempo, state bene. [..]
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